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Ove son or le meraviglie tue
O regno di Sicilia? Ove son quelle
Chiare memorie, onde potevi altrui
Mostrar per segni le grandezze antiche?

(Dal Fazello - Storia di Sicilia,
deca I,lib. VI,cap.I)



Ecce Homo-Ragusa

Ecce Homo-Ragusa

Via SS.Rosario, 17



La chiesa dell’Ecce Homo, secondo la tradizione, sorge dove sorgeva una chiesetta di campagna dedicata alla Madonna del Rosario. La costruzione della chiesa dell'Ecce Homo iniziò nel 1808, ma si dovette trattare di lavori di poco conto, realizzati con tanta lentezza tale da renderli quasi irrilevanti. E’ nel 1842 che, su iniziativa del sacerdote Don Giovanni Boscarino, riprendono i lavori per portare a termine la costruzione della chiesa.
Sul finire dell'Ottocento i quartieri sorti alle spalle della chiesa s'erano abbastanza espansi; raggiungevano, e in taluni punti sorpassavano, l'attuale via Mariannina Schininà (allora via Progresso). In quel periodo stava sorgendo il Monastero delle Carmelitane Teresiane e verso sud una chiesetta dedicata all'Angelo Custode. La chiesa dell'Ecce Homo si trovava al centro di una vasta zona e il clero che la serviva era chiamato a sostenere sacrifici non indifferenti, dovendo officiare anche nella chiesa del SS. Salvatore (1834). Così si rese impellente la necessità di elevare la chiesa a parrocchia (1901). Oggi si può dire che l’ultimo quartiere autenticamente ragusano che sopravvive è proprio qello dell’Ecce Homo, l’ultimo quartiere tardo-barocco della città.
La Chiesa presenta una maestosa facciata suddivisa in tre ordini, in stile barocco composito. Sul prospetto, quattro possenti statue, raffiguranti gli evangelisti, appesantiscono i cornicioni, sorretti da svelte colonne, che si assottigliano man mano che si innalzano gli ordini sino alla cella campanaria, sulla quale domina una cuspide decentrata rispetto alla verticale della costruzione.
Nella facciata svetta una torre-campanaria di stile barocco ardita, sul felice modello sperimentato dal Gagliardi per la facciata della chiesa di S. Giorgio. La scenografica facciata-campanile affogata, purtroppo, da alti palazzi che circondano il minuscolo sagrato, si divide in tre ordini o parti.
L'interno a croce latina e a tre navate si estende per un’area com-plessiva di 1325 mq. e si distingue per la presenza di cupolette sovrastanti le due navate laterali. Le navate sono divise da appena tre pilastri di cui l’ultimo fa da supporto all’arco del transetto su cui doveva impostarsi la cupola, mai realizzata. Da ammirare la ricchezza degli stucchi e decorazioni di colore azzurrino. Si tratta per lo più di cornici, fregi, modanature finemente decorate e dorate tanto da realizzare un insieme architettonico di notevole impatto estetico.Undici gli altari, in tutto.
Entrando lungo la navata sinistra, troviamo:
nel primo altare, un quadro raffigurante San Rocco in mezzo agli appestati, del ragusano Emanuele Lo Presti;
nel secondo altare, dello stesso autore, un quadro raffigurante le Anime del Purgatorio;
nel terzo altare un dipinto del 1920 della Madonna Addolorata piangente ai piedi della Croce del ragusano Giovanni Di Martino;
nel transetto di sinistra una tela raffiguranteSant'Antonio (autore Giovanni Di Martino, 1925) sopra cui spicca un vetro artistico con le immagini della Natività; nell'abside di sinistra, si può ammirare un settecentesco busto ligneoprocessionale dell'Ecce Homo e due pitture a tempera sulle pareti raffiguranti Gesù che incontra la Veronica e Pilato che presenta l'Ecce Homo al popolo (opere del ragusano Arturo Di Natale).. Nell'abside centrale ricercati gli stalli del coro che presentano bassorilievi raffiguranti i Misteri della Passione e prezioso l'antico organo della ditta “Serassi” di Bergamo (1857).
Dietro l'altare maggiore un gruppo di tre statue in legno raffiguranti la Madonna col Bambino al centro, S. Domenico a sinistra e S. Caterina a destra; al di sopra del portale centrale una grande vetrata artistica raffigurante l'Ecce Homo ; nell'abside di destra, la cappella del Sacramento, un sontuoso altare in marmo con bassorilievi e due affreschi raffiguranti degli agnelli che si dissetano alla fonte divina (eseguiti dal ragusano Antonino Cannì, rifatti da Santi Sigona).
Nel transetto di destra un ottocentesco quadro della Madonna del Rosario contornato da 15 piccole cornici contenenti tele raffiguranti i quindici Misteri del Rosario,(trafugati nel 1990 e rifatti dai pittori ragusani Carmelo Occhipinti e Angelo Campo). Cornice in foglia d’oro zecchino (restaurata nel 2000 in occasione dell’anno Giubilare da Tiziana Bombardieri). Al di sopra una vetrata raffigurante la Pentecoste. Sulla navata di destra un altare con una statua lignea di San Giuseppe (1927, autore ignoto), un altro con un quadro raffigurante Santa Rita da Cascia in estasi (XIX secolo, autore ignoto) e il Battistero con un quadro raffigurante il Battista nell’atto di battezzare Gesù (autore Giorgio Sirugo, 1928).
Dopo la ricostruzione post-terremoto, la chiesa dell’Ecce Homo occupa una posizione caratterizzante, addirittura dominante, nel nuovo tessuto urbanistico della città nuova nel quale era razionalmente incastonata. Oggi il suo campanile è visto da ogni parte della città. Se si guarda dal basso verso l’alto possiamo immaginare il cammino che l’uomo compie su questa terra, si arriva alla Chiesa che è il tramite per la salvezza e la facciata quasi ci prende per mano per innalzarci e superare la materialità di cui siamo fatti. E’ fantastica la visione al tramonto del sole, quando alle spalle della chiesa il sole penetra attraverso la cella campanaria e riflette sulla via Ecce Homo, proiettando in controluce l’ombra della chiesa in uno spettacolo di luce, di ombre e di colori chiaroscuri mettendo in risalto la bellezza architettonica e la maestosità di questo monumento.
Dopo il recente restauro della facciata e dei cupolini si spera nel completamento degli interni e si auspica che questa chiesa possa rientrare negli itinerari turistici sostenuti dal Comune di Ragusa .
In effetti la chiesa dell’Ecce Homo è uno degli esempi meglio riusciti del barocco ragusano e, oltre alle sue pregevoli decorazioni, offre un paio di gioielli di assoluto valore artistico e culturale come l'organo “Serassi” del 1857, prestigioso strumento di assoluta fedeltà sonora, e le già citate e bellissime vetrate artistiche, opera del grande maestro Duilio Cambellotti, raffiguranti la Natività, Cristo coronato di spine e lo Spirito Santo (1954).




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